Una cena a lume di candela immersi nelle acque cristalline delle Maldive

Un modo insolito e sicuramente originale di trascorrere una serata indimenticabile, cenando a lume di candela 5 metri sotto il livello del mare.

Alle Maldive, un posto splendido ed al tempo stesso romantico e rilassante, sarà possibile realizzare questo sogno all’Ithaa Undersea Restaurant un ristorante veramente incredibile ed emozionante.

Nell’atollo di Ari, sull’isola di Rangoli, dove sorge anche un lussuosissimo Resort, questo ristorante immerso nelle acque cristalline dell’arcipelago, offre un panorama unico al mondo ai suoi ospiti.

Da una scalinata che parte dalla spiaggia dell’Hilton Conrad Maldives, si accede all’Ithaa, la cui copertura è costituita da lastre di vetro trasparenti, che permettono di ammirare il mare ed i suoi coloratissimi pesci a 270°.

Il ristorante non è grande, infatti può ospitare un massimo di 14 persone per volta ed essendo un locale di lusso, per poter godere di un pranzo od una cena senza precedenti, bisogna prenotare ed avere a disposizione più di 200 euro.

L’Ithaa Undersea Restaurant è il primo ristorante sottomarino costruito al mondo ed è di proprietà del gruppo Hilton, una delle catene alberghiere più famose al mondo.

Un’esperienza unica quella offerta da questo locale, il cui nome significa “madreperla”, che consente di vivere un sogno ad occhi aperti, mentre si gusta un pranzo od una cena raffinata, circondati dalle acque del mare e da tutte le specie di pesci che attraversano quel tratto, squali compresi.

La cucina proposta è di tipo europeo, anche se sono presenti influenze asiatiche ed è possibile prenotare di giorno, dalle ore 11, fino alla sera a mezzanotte, ma anche feste private e matrimoni, oltre che trascorrere una notte veramente indimenticabile.

Per chi ama particolarmente la fauna e la flora marina, è consigliato di andare all’Ithaa di giorno, preferibilmente verso mezzogiorno, quando il sole, alto nel cielo, riflette i suoi caldi raggi nell’acqua, illuminando l’ambiente tutt’intorno.

Anche se si tratta di un posto unico al mondo, alle Maldive è possibile visitare tante altre meravigliose attrattive naturali, oltre che godere di tanto sole e mare, rilassandosi sulle splendide spiagge assolate.

 

Golden Rock: la Roccia Dorata in equilibrio per un ‘Capello’

Ogni angolo della Terra ci offre spettacoli incantevoli, monumenti costruiti dalla mano dell’uomo ed attrattive create dalla natura stessa.

E’ il caso di Golden Rock, un enorme masso che si trova nella Birmania del Sud, più precisamente a Myanmar e che sembra stare in equilibrio veramente per un pelo o potremmo dire, per un capello.

Secondo un’antica leggenda, infatti, alla sua base si trova un capello del Budda, credenza nata probabilmente quando i primi uomini videro questa immensa roccia, alta 20 metri e praticamente sospesa nel vuoto e pensarono che fosse tenuta in equilibrio da qualcosa di miracoloso.

Questo è anche il motivo per cui, circa 2000 anni dopo, fu edificata sopra una Pagoda (Kyaiktiyo), che ogni anno attira migliaia di pellegrini buddisti, che si raccolgono in preghiera dopo aver attaccato sottili foglie d’oro puro alla roccia.

Il suo nome, Golden Rock, deriva proprio da questa tradizione, che pur essendo alquanto costosa, è molto comune fra il popolo buddista, che in tal modo intende dimostrare la propria devozione al Budda, sperando di ricevere in cambio un po’ di fortuna.

Un luogo sacro, dunque e dal fascino incredibile, dove si respira un’atmosfera mistica, soprattutto al tramonto ed all’alba.

Soltanto immaginando un enorme masso dorato in bilico, che spunta sulla cima della montagna e su cui si erge una Pagoda alta circa 7 metri, si resta senza fiato, ma quello che desta meraviglia e sprigiona le sensazioni più forti, è sicuramente la visita all’interno del tempio, dove migliaia di pellegrini offrono al loro Budda ricchi piatti di frutta, riso e fiori.

Come arrivarci

Come arrivarci

Per raggiungere questo luogo magico, una volta raggiunta Myanmar, è necessario arrivare prima al villaggio Kinpun in auto, per poi percorrere circa 8 chilometri in salita con camion aperti che partono di continuo.

Il viaggio, sicuramente non molto comodo, dura circa mezz’ora, ma certamente vale la pena affrontarlo per ammirare questa meraviglia della natura, a cui l’uomo ha aggiunto tutto il resto; i camion arrivano nei pressi del Golden Rock Hotel e da lì si prosegue per altri 4 chilometri su una strada di montagna, che giunge sino alla Pagoda.

Chi non volesse affrontare quest’ultima salita, potrà farsi trasportare su una portantina, da 4 portatori locali.

 

L’Atlantide cinese: una città che giace sul fondo del lago

Questa è una meta sicuramente da prendere in considerazione per quanti amano le immersioni; l’Atlantide Cinese, una città vecchia di 1800 anni, che giace sul fondo del lago Qiandeo, nella provincia costiera dello Zhejiang, nel sudest della Cina.

Shi Cheng, questo il suo nome originario, affondò nel lontano 1959, a causa dell’innalzamento del livello delle acque, dovuto alla costruzione di una centrale idroelettrica nelle vicinanze.

L’Atlantide Cinese è grande più o meno come 62 campi di football e conserva ben 265 archi di pietra ancora in ottime condizioni.

Attualmente giace ad una profondità di circa 30 metri, quindi raggiungibile anche da subacquei non espertissimi e rappresenta uno degli esempi meglio conservati della dinastia di Han.

Oggi sfruttata dal Governo del Zhejiang, per incrementare il turismo, la città sommersa è stata controllata attentamente da una squadra specializzata di sommozzatori, che hanno evidenziato, attraverso foto scattate, come gran parte degli edifici, delle strade e dei templi siano rimasti per lo più intatti.

L’Atlantide Cinese, ormai divenuta vero e proprio sito archeologico, rimasto nascosto sotto le acque del lago per quasi 53 anni, è stata abitata per oltre 1300 anni da 290 mila persone.

E’ attraversata da 6 strade principali, mentre i suoi 81 monti altro non sono che gli isolotti che spuntano dalla superficie del lago artificiale; definita anche la città dei leoni, nome derivante dal monte vicino al quale sorgeva il borgo, appunto Montagna dei 5 Leoni.

La ricerca dell’Atlantide Cinese è iniziata nel 2002 e sono stati impiegati alcuni anni per riuscire a trovarla, per opera di alcuni sommozzatori archeologi che l’hanno resa una meta turistica di grande attrazione.

Sono diverse le agenzie di viaggio che organizzano immersioni per la visita della città sommersa ed il periodo migliore è sicuramente da aprile a novembre, quando la marea è più bassa ed il borgo si presenta ad una profondità massima di 25 metri.

Naturalmente è necessario essere comunque dei sommozzatori di livello avanzato, per ambire alla visita della Città dei Leoni e soprattutto abituati alle immersioni notturne e profonde. Uno dei canali per prenotare un’immersione e la visita di questo luogo misterioso e mitologico, con strade pavimentate, templi e case di indiscutibile impatto emotivo, è l’agenzia cinese Big Blue.

Alla scoperta della Porta dell’Inferno in Turkmenistan

Potrebbe sembrare un posto da brividi o magari il titolo di un film horror, eppure la Porta dell’Inferno esiste, è qualcosa che sicuramente vale la pena visitare, soprattutto per chi ama quei rari spettacoli soprannaturali.

Bisogna arrivare nel Deserto di Karakum, che si estende essenzialmente in Asia Centrale, precisamente in Turkemenistan, dove è situata una voragine artificiale, perché causata da un incidente occorso ben 43 anni fa, nel tentativo di trovare petrolio.

Sembra che la perforazione abbia fatto cedere il terreno ed aprire una via di fuga al gas naturale, incendiato poi volontariamente, onde evitare conseguenze disastrose per l’ambiente, sperando che la combustione cessasse nel giro di qualche giorno.

Ma così non è stato e da allora questo cratere brucia ininterrottamente, tanto che questo fenomeno ha fatto si che gli abitanti del luogo gli attribuissero l’appellativo di Porta dell’Inferno.

Esso si trova poco distante dal villaggio di Derweze, che, il caso ha voluto, in lingua turkmena vuol dire proprio “porta”.

Poiché circa l’80% della superficie del Turkeimenistan è desertica, questo luogo si presenta come un ambiente ostile e non facile da visitare, a causa della sabbia rovente, dei depositi di sale, dell’enorme quantità di gas naturale e la mancanza di acqua potabile.

Allo stato attuale il cratere presenta un diametro di 60-70 metri ed una profondità di circa 20 metri ed è divenuto meta di migliaia e migliaia di turisti, attirati dalla curiosità di vedere da vicino il bagliore che nasce dal foro, visibile anche a distanza.

Chi è riuscito ad avvicinarsi senza timore, definisce il cratere come un forno aperto, uno spettacolo unico nel suo genere, capace di regalare suggestioni mozzafiato, particolarmente vivide al tramonto ed alle prime luci dell’alba.

Un fenomeno ormai praticamente definito soprannaturale, che rende la Porta dell’Inferno un’attrazione assolutamente da non perdere, seppur tanto lontana, perché circondata da scenari sorprendenti e bellissimi, che offrono ai viaggiatori amanti dell’avventura, tante altre numerose attrattive.

Per quanti fossero interessati a raggiungere il Turkeimenistan, è bene che sappiano che non esistono collegamenti da e per l’Italia, ma bisogna interpellare compagnie aeree come Lufthansa, che da Francoforte raggiunge Ashgabat.

C’è ancora la Turkish airline o la Turkmenistan, che consente di raggiungere la capitale passando per Mosca.

Vi sono, infine, diversi e noti tour operator, che offrono pacchetti all inclusive, per questo luogo pieno di curiosità e di storia.

storia

Thailandia, rimosso il coprifuoco: Pukhet nuovamente libera

La giunta militare thailandese ha comunicato ufficialmente di aver rimosso il coprifuoco in alcune delle zone turistiche più frequentate del Paese, tra cui l’isola di Phuket. Introdotto lo scorso 22 maggio in seguito al colpo di stato che ha portato al governo la giunta militare, la decisione di rimuovere i vincoli alla circolazione delle persone è stata giustificata dalla giunta con la necessità di “creare un clima favorevole al turismo”.

Phuket: paradiso terrestre amato dagli italiani

Considerato il recentissimo intervento di eliminazione del coprifuoco, per gli italiani che amano la Thailandia è di nuovo possibile visitare senza alcun limite Phuket, una città situata nell’omonima isola, e vera e propria capitale del turismo nazionale.

Sul perchè Phuket sia oggi un vero paradiso terrestre a disposizione a buon mercato, vi sono pochi dubbi. Phuket è infatti un’isola meravigliosa, che coniuga la vocazione turistica e l’apertura internazionale con la tradizione thailandese. Situata sul mar delle Andamane, possiede caratteristiche spiagge bianche e barriere coralline, mentre nell’entro terra è possibile godere della bellezza di villaggi dove le usanze e le consuetudini sembrano essersi fermate.

Usi e costumi di Phuket

Anche se a Phuket il turismo è di casa, è sempre bene – nel dubbio – adottare usi e costumi dei thailandesi, al fine di non turbare la sensibilità di nessuno. Cercate quindi di avere uno stile di comportamento piuttosto corretto e sobrio, evitando scenate di collera o – di contro – le manifestazioni di affetto più esplicite (come camminare abbracciati).

Per quanto concerne l’abbigliamento, sappiate che il nudismo è ufficialmente disapprovato (e in alcuni casi potrebbe portarvi ad avere dei guai con la giustizia locale). Evitate quindi di andare in giro in abiti eccessivamente succinti o dare sfoggio di comportamenti piuttosto provocati per la quiete pubblica.

Infine, ricordate che in Thailandia vi è grande rispetto degli anziani e delle persone importanti. Cercate quindi di rispettare tutti, sempre e comunque ma, soprattutto, le persone che sono anagraficamente più grandi di voi.

Per il resto, sappiate che i thailandesi amano i volti sorridenti e sereni: siate cordiali con tutti e godrete di una vacanza straordinaria!

Turchia: scopriamo la città sotterranea di Derinkuyu

Chi vorrebbe visitare la Turchia, dovrebbe conoscere la zona del Cappadocia, in questa zona si trova la città sotterranea più bella del mondo.

Il suo nome è Derinkuyu, una località risalente al VII secolo che offre una profondità di 85 metri, dove  sono presenti anche 11 livelli ma solo 4 di questi sono visitabili. La sua caratteristica principale è quella di mostrare delle grotte scavate a mano che un tempo, venivano utilizzate come deposito di cibi,  stanze per la ventilazione o chiese.

All’interno dell’antichissima città, potevano essere ospitate ben 50 mila persone e grazie ai vari tunnel presenti nel sottosuolo, si potevano raggiungere altre città.  Pensate che proprio a Derinkuyu, si nascosero i primi cristiani che sfuggivano alle persecuzioni religiose.

Come arrivare in questa zona? Gli esperti del settore, consigliano di raggiungere la città sotterranea da Goreme.  Chi effettua un tour turistico, deve sapere che si parte inizialmente da Istanbul, per raggiungere questa località,  I biglietti per Goreme sono facilmente acquistabili presso i chioschi di travel sparsi per il quartiere di Sultanamet e i pullman (specie quelli della linea Metro) sono particolarmente puliti e dotati di comfort.

Una volta arrivati a Goreme, prendete in affitto una macchina oppure utilizzate i mezzi pubblici per organizzarvi al meglio a 40 km ecco la città sotterranea di Derinkuyu . Nella maggior parte dei casi, troverete un sacco di escursioni organizzate da tour operator specializzati.

Che ne pensate di iniziare a valutare questa location mistica? La Turchia ha molto bellezze da mostrare ma le caratteristiche rappresentate dalle città sotterranee, vi permetteranno di entrare in un mondo unico e originale che poco alla volta vi permetterà di capire quanto sarà importante valutare anche l’estero per una vacanza indimenticabile. In alcuni periodi dell’anno, sono disponibili prezzi a dir poco interessanti e adatti a tutti.

chiesa

cave

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Petra, una delle sette meraviglie del Mondo

Petra è una delle capitali dell’archeologia mondiale. Per comprendere quale siano le ragioni di tale “pregio” è sufficiente dare uno sguardo ai suoi principali monumenti scavati nella roccia (Petra in greco significa proprio “roccia”), in grado di rendere questa località a 250 km a sud di Amman, capitale della Giordania, un vero e proprio simbolo di una antica grandezza. Divenuta rapidamente un importante centro commerciale, la città fu poi abbandonata intorno al VIII secolo a causa di alcune catastrofi naturali e della decadenza dei commerci. L’abbandono non fu comunque totale, visto e considerato che fino a pochi decenni fa intere famiglie di beduini abitavano le sue cavità.

La scoperta di Petra

La scoperta di Petra

A “scoprire” Petra e restituire all’intero globo questo patrimonio inestimabile è stato l’esploratore svizzero Johann Ludwig Burckhardt nel 1812, che viaggio a lungo nel Medio Oriente sotto le mentite spoglie di un mercante arabo dal nome di Sheikh Ibrahim Ibn Abdallah. Sotto tale falso nome si fermò a lungo ad Aleppo, in Siria, per conoscere meglio l’Islam (religione che successivamente abbracciò), perfezionare l’arabo e studiare il Vicino Oriente. Nel biennio trascorso in Siria Burckhardt fece numerosi viaggi verso Palmira, Damasco e Libano. In Giordania, invece, effettuò una delle scoperte più sensazionali dell’archeologia, scoprendo la capitale dei Nabatei.

Visitare Petra

Visitare Petra

Ancora oggi, nonostante le evoluzioni nei sistemi di trasporto non troppo distanti, Petra è raggiungibile prevalentemente a piedi o a cavallo, con un itinerario che sbocca nella parte orientale attraverso il Sik, una lunga e profonda fessura tra le rocce. Alla fine di tale corridoio si intravede il bellissimo Khasneh el Faroun, o Tesoro del Faraone, con una facciata completamente incisa nella roccia.

 

Meraviglia moderna

Meraviglia moderna

Petra viene oggi considerata come una delle Sette meraviglie del mondo moderno. Una etichetta non ufficiale, in quanto non riconosciuta dall’UNESCO, ma comunque estremamente utile per rinvigorire l’interesse mondiale nei confronti di questo spettacolare sito. Oggi numerosi tour operator permettono a Petra di potersi elevare quale meta di destinazione tra le preferite per coloro i quali si dichiarano viaggiatori alla ricerca delle straordinarie eredità di un fasto antico, dal sapore orientale.

Maldive: cosa c’è da sapere in breve!

Vero e proprio simbolo del turismo di qualità, a metà tra l’avventura naturalistica e lo svago nei resort di pregio situati nel suo atollo, le Maldive (o Repubblica delle Maldive) sono certamente tra i diamanti più apprezzati dai vacanzieri di tutto il mondo, desiderosi di farsi cullare dalle sue dolci acque cristalline e da un clima tendenzialmente monsonico.

 

Clima

Proprio a causa del suo clima, le Maldive possono costituire una utile fonte di viaggi nel periodo che, in Italia, corrisponde alle stagioni invernali o pre-primaverili. Da dicembre ad aprile, infatti, le Maldive attraversano un lungo periodo contraddistinto da piogge poco frequenti e da un cielo pressochè sempre sereno. Di contro, da maggio a novembre il tipico clima monsonico si manifesta in tutta la sua aleatorietà, alternando un caldo tropicale a giorni di pioggia intensa.

 

Religione

Nonostante siano aperte da decenni al turismo internazionale, le Maldive mantengono comunque un forte radicamento religioso, con appartenenza spiccata all’Islam sunnita. I viaggiatori che si recano nel Paese farebbero quindi meglio a tenere in grande considerazioni le consuetudini religiose locali. Alle donne è generalmente consentito praticare i propri modi occidentali solo nelle zone più turistiche (nei villaggi fuori dalla Capitale è consigliabile invece maggiore prudenza).

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Cucina

Alle Maldive il piatto tradizionale è a base di pesce e di riso. Di contro, la carne e il pollo sono mangiate solamente in rarissime occasioni. Ad ogni modo, considerato che un viaggio non può che essere utile esperienza per entrare in stretto contatto con mentalità ed usi dei luoghi di destinazione, vi consigliamo di dedicarvi ai piatti nazionali, vere e proprie prelibatezze tramandate da generazioni: pesce fritto, pesce speziato (a base di curry), zuppa di pesce, sapranno riconciliarvi con i piatti marittimi. Il tutto sarà naturalmente accompagnato dalla bevanda locale della Repubblica delle Maldive, il raa: si tratta di un vino di palma dolce, dal sapore particolare, che ben si può accompagnare durante i pasti al cibo nazionale.

 

Turismo

La vocazione turistica delle Maldive ha portato il territorio ad essere “plasmato” su tale modello di business. Ne consegue che all’interno dell’arcipelago vi sono decine di diversi resort di qualità medio – alta (spesso gestiti da società estere con sede negli Emirati Arabi Uniti). A frequentare le strutture ricettive alberghiere delle Maldive sono soprattutto gli italiani: si conta infatti che circa un quinto del business turistico maldiviano provenga proprio dal BelPaese…

Giappone: l’inizio della primavera e la meraviglia del sakura

Si chiama sakura, ed è l’equivalente del nostro ciliegio. Per i giapponesi, tuttavia, è molto di più: è l’albero la cui fioritura dà ufficiosamente il via alla primavera, regalando degli spettacoli naturalistici che hanno ben pochi eguali in tutto il mondo. Il sakura, unitamente all’hanami (ovvero, l’osservazione dei fiori) rappresentano per i giapponesi un momento di massima contemplazione, riproponendo, anno dopo anno, una tradizione che si rinnova da più di 1.000 anni, ed è oggi molto sentita tra tutte le generazioni. Ma da dove nasce la tradizione di osservare e contemplare i fiori durante l’inizio della primavera?

La leggenda dell’hanami

La leggenda dell’hanami

I ciliegi giapponesi hanno origine da Yoshino, una città le cui colline, all’inizio della primavera, si colorano di rosa a causa della fioritura di tali alberi. Secondo la leggenda, gli stessi furono piantati nel VII secolo d.c. da En-no-Ozuno, un sacerdote che aveva scagliato una maledizione contro chiunque avesse osato abbatterli.

Anche se la maledizione è oggi una semplice credenza popolare, da quel momento in poi, nessuno ha effettivamente agito in senso contrario e, anzi, i ciliegi si sono diffusi in gran parte del Paese, dando altresì vita a numerose varianti.

Dove osservare i ciliegi in fiore in Giappone

Sulla base di quanto abbiamo sopra espresso, è facile comprendere che la primavera sia uno dei momenti ideali per visitare il Giappone. Se pertanto avete l’opportunità di recarvi nel Paese in questo frangente temporale, vi sono alcuni luoghi che non potete assolutamente saltare: il Parco Maruyama a Kyoto, e il Parco di Ueno, a Tokyo, sono certamente i due parchi cittadini nei quali ammirare i paesaggi più sensazionali.

Se avete il tempo di fare un’escursione fuori porta, potete invece recarvi al Castello di Himeji, nella prefettura di Hyogo. Conosciuto con il nome di airone bianco per il suo aspetto esteriore (di bianco brillante) è certamente uno dei monumenti architettonici che meglio riescono a simboleggiare il cambiamento del tempo contraddistinto dalla fioritura dei ciliegi.

La meta preferenziale è tuttavia il Castello di Hirosaki, nella prefettura di Aomori, che tra fine aprile e i primi di maggio ospita la Festa dei Ciliegi in Fiore.

sakura