Isola di Pasqua: alla scoperta dei moai

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L’ Isola di Pasqua è certamente uno dei luoghi più affascinanti esistenti sulla terra: questo meraviglioso e incantevole territorio è conosciuto principalmente per gli enormi busti monolitici che rappresentano le statue dei moai: oltre 600 simboli di una cultura antichissima, i cui scopi e i cui significati non sono ancora ben noti. Quel che invece è sicuramente assodato è che l’Isola di Pasqua (conosciuta anche come Rapa Nui), deve il suo nome al fatto che fu scoperta – come intuibile – proprio nel giorno di Pasqua del 1722 dall’esploratore olandese Jacob Roggeveen.

Tornando ai meravigliosi moai, ricordiamo come la loro altezza vari tra i 2,5 e i 10 metri, e che quello più alto, pur incompleto, arriva ai 21 metri: il peso, superiore alle 50 tonnellate, li rende particolarmente massici e, immaginiamo, ben difficili da realizzare. Alcune statue sono a capo scoperto, mentre altre posseggono un cilindro sulla testa. La leggenda narra che queste straordinarie sculture un tempo fossero animate da due sacerdoti e che, alla scomparsa di questi ultimi, le pietre rimasero ferme nella posizione del loro ultimo movimento, come “addormentate”.

In ogni caso, al di là delle leggende e delle tradizioni che circondano il fascino dei moai, il territorio dell’isola è un vero e proprio paradiso per i naturalisti di tutto il mondo. Nell’area sono infatti presenti quattro vulcani e, complessivamente, l’ambiente è discretamente ostile, costituendo il motivo principale per cui sulla superficie non vi sono pressochè animali indigeni (vi sono solo cavalli, pecore, mucche e maiali importati dalla terraferma). Più dinamica è invece la popolazione marina, con una grande colonia di capodogli che possono essere osservati dai visitatori.

Per quanto infine concerne le possibilità di raggiungere questo incantevole luogo, l’alternativa principale  è rappresentata dai voli che decollano da Santiago del Cile verso lo scalo di Mataveri. La durata del volo è di circa 5 ore e il costo non è proprio alla portata di tutte le tasche: in ogni caso, una volta arrivati, l’incredibile e unico spettacolo che apparirà ai vostri occhi potrà certamente ripagare di tutti i sacrifici.

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Rennes-le-Chateau: alla ricerca (forse) del Santo Graal

Che ci crediate o no, nel mondo migliaia (milioni?) di persone ritengono che in un paesino di soli 87 abitanti, nell’Aude francese, sia custodito il Santo Graal. Grazie a questa leggenda, Rennes-le-Chateau è riuscita a conquistarsi un discreto business turistico, consolidatosi negli anni, e in grado di fare la fortuna delle agenzie e dei tour operator che intermediano i viaggi nella zona.

Se dunque siete degli appassionati di complotti, e le vicende del parroco Berenger Sauniere vi appassionano, non potete che recarvi in questo borgo semi-sperduto, e cercare di risolvere il mistero che da decine di anni influenza tutto ciò che avviene intorno alla chiesa di Santa Maria Maddalena, dove un frontone con scritto “Terribilis est locus iste” (“Questo è un luogo terribile”) vi accoglierà infondendovi il giusto timore di Dio. All’interno della chiesa, altri simboli potenzialmente esoterici: una acquasantiera che è retta da un demone identificato con Asmodeo, la disposizione in senso antiorario delle stazioni della via Crucis e tanto, tanto altro ancora.

Come se non bastassero le numerose leggende che nel corso degli anni si sono sovrapposte sulla possibile sepoltura del Santo Graal a Rennes-le-Chateau, la chiesa di Santa Maria Maddalena è ogni anno protagonista di un folto pellegrinaggio nella giornata del 17 gennaio: qui numerosi studiosi (ma ancor di più, curiosi) assistono al fenomeno delle “mele blu”, grazie a un albero di luci che viene creato dai raggi del sole che – attraversando le vetrate della Chiesa – regalano uno spettacolo pressochè unico.

Insomma, il viaggio in questa zona del Sud della Francia può ben soddisfare le voglie di misticismo e di folklore dei turisti più imperterriti, che a Rennes-le-Chateau incontreranno più misteri che persone. Prima di partire, tuttavia, è bene informarsi su tutte le leggende e gli studi che stanno interessando questi luoghi: dal web alle biblioteche, i libri e gli approfondimenti sulla vita e sulla morte di Berenger Sauniere, sul priorato di Sion e sui collegamenti di Rennes-le-Chateau con altre vicende storiche, non mancheranno di certo.

Rennes-le-Chateau

Buon viaggio, pertanto, e… in bocca al lupo con la vostra ricerca del Santo Graal!

Giovani in vacanza, l’età del primo viaggio è sempre più bassa

Secondo quanto riferiscono gli ultimi dati forniti dall’Osservatorio nazionale sul turismo giovanile di Children’s Tour, nel corso del 2013 sarebbero stati oltre 5 milioni i nuclei familiari che hanno effettuato una vacanza con i propri figli, generando un movimento complessivo di persone che supera i 17 milioni di unità. Di questa immensa platea, ben 7,8 milioni sono i ragazzi che hanno effettuato almeno una vacanza: di contro, le famiglie che hanno rinunciato alle vacanze con i bambini sono solamente il 3%.

I dati resi noti dall’Osservatorio confermano pertanto che la cultura del viaggio è sempre più frequente tra i nuclei familiari italiani e che, nonostante la crisi, la tendenza a favorire gli spostamenti dei più piccoli sembrerebbe essere in deciso aumento.

È lo stesso Osservatorio, ad esempio, a ricordare come nel corso degli ultimi anni si sarebbe registrato un progressivo aumento nella propensione a scegliere delle mete estere come destinazione della propria vacanza: nel 2011 solamente il 16% delle famiglie progettava un viaggio al di fuori dei confini nazionali, contro il 20% del 2012 e il 22% dello scorso anno.

Ma dove si recano le famiglie con bambini e giovani al seguito? La meta preferita è sempre Londra: la capitale inglese può garantire il giusto mix tra il divertimento ricercato dalle più giovani generazioni, e l’approfondimento di un mondo culturalmente vario e profondo. A seguire vi è un’altra capitale europea, Parigi, che continua a consolidare il proprio appeal nei confronti delle famiglie tricolori.

Per quanto invece concerne i viaggi compiuti all’interno dei confini nazionali, il mare è la scelta preferita dalle famiglie con bambini nel 62% delle ipotesi, mentre solamente l’11% delle famiglie con pargoli al seguito avrebbe optato per una montagna. Pertanto, a regnare tra le regioni più gettonate vi sarebbero la Puglia, la Sicilia e la Sardegna, mentre per quanto attiene i viaggi verso la montagna, a dominare la lista delle mete più attrattive sono Trentino Alto Adige, Lombardia e Abruzzo.

Infine, per quanto attiene i viaggi compiuti dai bambini senza la “scorta” di mamma e papà, nel 15% delle famiglie italiane i bambini sono già andati in viaggio da soli, per un totale di 1,4 milioni di minori.

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Giappone: l’inizio della primavera e la meraviglia del sakura

Si chiama sakura, ed è l’equivalente del nostro ciliegio. Per i giapponesi, tuttavia, è molto di più: è l’albero la cui fioritura dà ufficiosamente il via alla primavera, regalando degli spettacoli naturalistici che hanno ben pochi eguali in tutto il mondo. Il sakura, unitamente all’hanami (ovvero, l’osservazione dei fiori) rappresentano per i giapponesi un momento di massima contemplazione, riproponendo, anno dopo anno, una tradizione che si rinnova da più di 1.000 anni, ed è oggi molto sentita tra tutte le generazioni. Ma da dove nasce la tradizione di osservare e contemplare i fiori durante l’inizio della primavera?

La leggenda dell’hanami

La leggenda dell’hanami

I ciliegi giapponesi hanno origine da Yoshino, una città le cui colline, all’inizio della primavera, si colorano di rosa a causa della fioritura di tali alberi. Secondo la leggenda, gli stessi furono piantati nel VII secolo d.c. da En-no-Ozuno, un sacerdote che aveva scagliato una maledizione contro chiunque avesse osato abbatterli.

Anche se la maledizione è oggi una semplice credenza popolare, da quel momento in poi, nessuno ha effettivamente agito in senso contrario e, anzi, i ciliegi si sono diffusi in gran parte del Paese, dando altresì vita a numerose varianti.

Dove osservare i ciliegi in fiore in Giappone

Sulla base di quanto abbiamo sopra espresso, è facile comprendere che la primavera sia uno dei momenti ideali per visitare il Giappone. Se pertanto avete l’opportunità di recarvi nel Paese in questo frangente temporale, vi sono alcuni luoghi che non potete assolutamente saltare: il Parco Maruyama a Kyoto, e il Parco di Ueno, a Tokyo, sono certamente i due parchi cittadini nei quali ammirare i paesaggi più sensazionali.

Se avete il tempo di fare un’escursione fuori porta, potete invece recarvi al Castello di Himeji, nella prefettura di Hyogo. Conosciuto con il nome di airone bianco per il suo aspetto esteriore (di bianco brillante) è certamente uno dei monumenti architettonici che meglio riescono a simboleggiare il cambiamento del tempo contraddistinto dalla fioritura dei ciliegi.

La meta preferenziale è tuttavia il Castello di Hirosaki, nella prefettura di Aomori, che tra fine aprile e i primi di maggio ospita la Festa dei Ciliegi in Fiore.

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