Il Cristo Redentore in Corcovado: grande simbolo del Brasile

destinazioni-estate-2014La statua del Cristo Redentore, che trova la sua collocazione sulla cima della montagna del Corcovado, che si erge a 700 metri sul livello del mare, a picco sulla bellissima città di Rio de Janero, è oggi uno dei monumenti più conosciuti al mondo.

Simbolo della città e del Brasile, dal 2007 questo imponente e bellissimo monumento, rappresentante il Cristo Redentore dell’umanità, è stato inserito fra le sette meraviglie del mondo moderno.

La statua è alta 38 metri, di cui 8 metri fanno parte del basamento e nel 1974 ai suoi piedi è stata posta una targa dalla comunità italiana, in occasione del centenario della nascita  del grande Guglielmo Marconi, per commemorare l’accensione delle lampade che la illuminano, tramite un impulso radio da Roma, ad opera proprio di questo illustre scienziato, il 12 ottobre 1931, anno in cui venne anche inaugurato il monumento.

Il Cristo Redentore è una grandissima opera progettata dallo scultore francese Landowski e la sua struttura è stata realizzata in calcestruzzo, materiale ritenuto più adatto a strutture a forma di croce, mentre lo strato esterno è stato ricoperto di un materiale malleabile e resistente a condizioni climatiche esterne.

Senza dubbio questo monumento è reso ancora più bello ed interessante per la sua location spettacolare, infatti, il panorama di cui si può godere dalla cima del Corcovado è veramente unico e da non perdere.

Da mozzare letteralmente il fiato la bellezza di Rio de Janeiro vista dall’alto e l’affascinante combinazione del blu intenso dell’oceano con il verde delle colline a ridosso della costa.

L’imponente Cristo Redentore che sovrasta la montagna a braccia aperte, come per abbracciare il mondo intero, sembra indicare ai turisti le cose più incredibili da vedere:

  • di fronte il Pan di Zucchero e la Baia di Guanabara;
  • alla sua destra, il lago di Rodrigo de Freitas, l’ippodromo ed il Giardino botanico;
  • alla sua sinistra, il noto Stadio di Maracana, alle cui spalle vi è l’aeroporto internazionale.

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Una volta atterrati a Rio de Janeiro, è possibile raggiungere la cima del Corcovado per ammirare la statua simbolo del Brasile, con il trenino a cremagliera che parte dalla stazione di Cosmo Velho, operativo dalle 8 del mattino e fino alle 20 e che impiega circa 20 minuti per arrivare a destinazione.

Chi preferisce viaggiare più comodo potrà optare anche per il servizio taxi, sia per il tragitto di andata che per quello di ritorno.

Budelli: la spiaggia rosa di Cala di Roto

Budelli_Spiaggia_RosaSituata a sud-est dell’isola di Budelli, parte integrante dell’Arcipelago de La Maddalena, la caratteristica spiaggia rosa è certamente uno dei simboli naturalistici più eclatanti del territorio sardo, in grado di rappresentare meglio di altri lidi la purezza e la storicità della conservazione dell’inestimabile patrimonio ambientale.

La spiaggia rosa: l’origine del nome

La spiaggia rosa deve il suo nome al tipico colore rosa corallino della sabbia della battigia, favorito dalla presenza di gusci calcarei di piccoli organismi unicellulari, le cui conchiglie cadono sul fondale e vengono trascinate dalle correnti sulla riva. Considerato che gli organismi che “cedono” tali conchiglie (Miniacina miniacea) vivono in grande quantità nelle posidonie presenti a breve distanza dalla spiaggia, ne deriva una spiaggia dal colore impareggiabile, meta – ogni anno – di numerosissimi turisti da ogni parte del mondo.

Guardare, ma non toccare

Proprio per poter salvaguardare la sua bellezza nel corso degli anni, la spiaggia rosa è oggi ricompresa nella zona a tutela integrale del Parco nazionale dell’Arcipelago de La Maddalena. Da oltre 20 anni, anno di istituzione del Parco, è quindi vietato l’accesso, il transito o la sosta sulla spiaggia, o la balneazione nelle aree vicine. La spiaggia rosa è comunque osservabile dalla vicina spiaggia del Cavaliere, accompagnati dalle guide del Parco.

Come arrivare

Il modo più semplice per poter arrivare a Badesi e, di qui, nella zona della spiaggia rosa, è quello di partire da Palau, sulla costa settentrionale della Sardegna, e dirigersi in nave / traghetto verso l’Arcipelago de La Maddalena. Da qui si può raggiungere l’isola di Spargi e, ancora più a nord, quella di Budelli.

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Le isole dell’Arcipelago

Se ne avete tempo e occasione, potete rendere la visita all’isola di Budelli e alla spiaggia rosa una piccola parte del vostro personale tour nell’Arcipelago de La Maddalena. Oltre all’isola che fornisce il nome all’intero arcipelago sono infatti visitabili la maggiore isola di Caprera a quelle di Spargi, Spargiotto, Razzoli, Santa Maria, Nibani, Mortorio, Soffi e Camere. Alcune isolotti sono pressochè disabitati, regalando un’immagine da contemplare in silenzio, per riappropriarsi del contatto con la natura più incontaminata.

Escursione da brivido sulla Roccia Trolltunga in Norvegia

trolltungaTrolltunga, un nome che desta molta curiosità e fa venire la voglia di conoscere meglio, ma cosa sarà? Ebbene, si tratta di una roccia sporgente che si staglia in orizzontale al di sopra del Villaggio di Skjeggedal, situato vicino alla città di Odda, una regione dell’Ordland in Norvegia, come fosse un trampolino che si erge nel vuoto.

Gli amanti delle escursioni impiegheranno circa 10 ore, fra andata e ritorno, per poter vedere da vicino questa imponente Roccia, infatti bisogna percorrere una salita che presenta un dislivello di circa 900 metri.

La roccia di Trolltunga, letteralmente lingua del Troll, offre uno spettacolo davvero incredibile, per la sua conformazione granitica a strapiombo sul lago artificiale di Ringedalsvatnet.

Un posto a prova di vertigini, che renderà unica e quasi irreale la sua visita, come se si fosse protagonisti di un film dell’era glaciale.

Sono oltre diecimila i turisti che ogni anno affrontano questa incredibile salita pur di arrivare fino alla punta di questa conformazione rocciosa incredibile, la cui formazione potrebbe risalire addirittura ad oltre diecimila anni fa e provare il brivido di guardare in basso nel vuoto.

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E’ veramente uno dei posti più spettacolari e panoramici della Norvegia, che offre un panorama mozzafiato; il periodo ideale per visitarla è la metà di giugno, anche se è consigliabile assicurarsi che la neve in montagna sia completamente sciolta.

Tuttavia è possibile fare escursioni a Trolltunga fino a  metà settembre, badando di prendere alcune importanti precauzioni, come avere un’adeguata attrezzatura e, naturalmente non soffrire di vertigini.

Gli appassionati dell’avventura, che anelano a scoprire le tante meraviglie della natura, come la Roccia Trolltunga, dovranno arrivare fino ad Oslo, in aereo e poi percorrere circa 10 ore di auto, per raggiungere la zona da dove inizierà il percorso a piedi.

Week end lungo nella dotta Bologna

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Bologna la dotta. Bologna la grassa. Bologna la turrita. Il capoluogo dell’Emilia Romagna ha numerosi epiteti che si riferiscono, rispettivamente, alla più antica Università del mondo occidentale, l’Alma Mater Studiorum, alla ricca e gustosa cucina tipica e, infine, alle torri che svettano alte nei cieli bolognesi.

Ma Bologna è anche detta la rossa, per via del colore dei tetti del centro storico.

IMG_0266Bologna è una città raccolta, intima e piacevole da visitare, perdendosi nei suoi vicoletti. Per farlo abbiamo avuto a disposizione un albergo a due passi da Piazza Maggiore, l’Hotel Cavour, in via Goito. Camere davvero molto spaziose e locali curati e luminosi. Per una doppia abbiamo speso 190 euro per due notti.

Arriviamo alla stazione di Bologna e, in meno di un quarto d’ora a piedi, giungiamo in Via Goito, dove parte il nostro tour della città. Iniziamo dalla Cattedrale, la Basilica di San Pietro, detta anche Metropolitana in virtù del vescovo che presiede alla provincia ecclesiastica. Le sue origini sono paleocristiane, ma la Cattedrale venne edificata nel corso del X secolo e poi ricostruita, dopo il devastante incendio del 1141. Al suo interno, sulla destra, appena dopo l’ingresso, si trova il Compianto di Alfonso Lombardi.

Proseguiamo con la visita della Chiesa dei Filippini – Madonna di Galliera e di San Filippo Neri, dalla facciata rinascimentale e con un bel pavimento a mosaico.

Torniamo su Via dell’Indipendenza – porticata e ricca di negozi e locali – e giungiamo in Piazza Maggiore, o Piazza Grande, la piazza principale della città, raccolta eppure di grande effetto. Prima incontriamo la Piazza del Nettuno, dove si trova l’omonima fontana opera del Giambologna. Si dice che l’artista, rimuginando sul da farsi, fece due giri attorno al piedistallo.

IMG_0253Ed ecco spiegato perché gli studenti, prima di un esame importante, hanno l’abitudine di girare due volte attorno alla fontana – in senso antiorario. Si dice che porti fortuna!

Di fronte, sorge il Palazzo di Re Enzo, dove venne tenuto prigioniero per ben 23 anni, il figlio dell’Imperatore Federico II.

IMG_0249Fortunatamente, il centro storico di Bologna è zona a traffico limitato e, quindi, possiamo passeggiare in tutta libertà per Piazza Maggiore.  Qui, si affacciano numerosi palazzi storici, tra cui il Palazzo Comunale, Palazzo dei Notai e Palazzo dei Banchi, così chiamato perché qui, un tempo, avevano sede i bancari e i cambiavalute.

Sempre su Piazza Maggiore si affaccia la Basilica di San Petronio, la sesta Chiesa più grande d’Europa e la quarta Chiesa più grande d’Italia, dopo San Pietro in Vaticano, il Duomo di Milano e il Duomo di Firenze.

IMG_0254La Basilica, in stile gotico, è imponente e maestosa e conserva, al suo interno, la meridiana più grande al mondo, con i suoi 67 metri di lunghezza.

Ma la sua particolarità più evidente consiste nella facciata rimasta incompiuta e, dunque, bicroma, poiché il rivestimento marmoreo non venne mai portato a termine.

Il Palazzo del Podestà, che sorge proprio di fronte alla Basilica, è purtroppo in ristrutturazione e riusciamo solo a intravedere la torre dell’Arengo dove si trova il Campanazzo, la campana che veniva fatta suonare in occasione di adunanze e importanti eventi cittadini.

Guarda caso, siamo giunti a Bologna proprio in occasione di due festività: dal 24 maggio al 1° giugno, infatti, si svolge la festa della Madonna di San Luca e, dal 29 maggio al 1° giugno, la festa dell’inizio dell’estate. Proprio grazie ad un volantino che pubblicizza gli eventi per quest’ultima ricorrenza, apprendiamo che – alle 14.30 – si terrà una visita guidata nella Bologna medievale. Un’occasione imperdibile.

Golden Rock: la Roccia Dorata in equilibrio per un ‘Capello’

Ogni angolo della Terra ci offre spettacoli incantevoli, monumenti costruiti dalla mano dell’uomo ed attrattive create dalla natura stessa.

E’ il caso di Golden Rock, un enorme masso che si trova nella Birmania del Sud, più precisamente a Myanmar e che sembra stare in equilibrio veramente per un pelo o potremmo dire, per un capello.

Secondo un’antica leggenda, infatti, alla sua base si trova un capello del Budda, credenza nata probabilmente quando i primi uomini videro questa immensa roccia, alta 20 metri e praticamente sospesa nel vuoto e pensarono che fosse tenuta in equilibrio da qualcosa di miracoloso.

Questo è anche il motivo per cui, circa 2000 anni dopo, fu edificata sopra una Pagoda (Kyaiktiyo), che ogni anno attira migliaia di pellegrini buddisti, che si raccolgono in preghiera dopo aver attaccato sottili foglie d’oro puro alla roccia.

Il suo nome, Golden Rock, deriva proprio da questa tradizione, che pur essendo alquanto costosa, è molto comune fra il popolo buddista, che in tal modo intende dimostrare la propria devozione al Budda, sperando di ricevere in cambio un po’ di fortuna.

Un luogo sacro, dunque e dal fascino incredibile, dove si respira un’atmosfera mistica, soprattutto al tramonto ed all’alba.

Soltanto immaginando un enorme masso dorato in bilico, che spunta sulla cima della montagna e su cui si erge una Pagoda alta circa 7 metri, si resta senza fiato, ma quello che desta meraviglia e sprigiona le sensazioni più forti, è sicuramente la visita all’interno del tempio, dove migliaia di pellegrini offrono al loro Budda ricchi piatti di frutta, riso e fiori.

Come arrivarci

 

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Per raggiungere questo luogo magico, una volta raggiunta Myanmar, è necessario arrivare prima al villaggio Kinpun in auto, per poi percorrere circa 8 chilometri in salita con camion aperti che partono di continuo.

Il viaggio, sicuramente non molto comodo, dura circa mezz’ora, ma certamente vale la pena affrontarlo per ammirare questa meraviglia della natura, a cui l’uomo ha aggiunto tutto il resto; i camion arrivano nei pressi del Golden Rock Hotel e da lì si prosegue per altri 4 chilometri su una strada di montagna, che giunge sino alla Pagoda.

Chi non volesse affrontare quest’ultima salita, potrà farsi trasportare su una portantina, da 4 portatori locali.

L’Atlantide cinese: una città che giace sul fondo del lago

Questa è una meta sicuramente da prendere in considerazione per quanti amano le immersioni; l’Atlantide Cinese, una città vecchia di 1800 anni, che giace sul fondo del lago Qiandeo, nella provincia costiera dello Zhejiang, nel sudest della Cina.

Shi Cheng, questo il suo nome originario, affondò nel lontano 1959, a causa dell’innalzamento del livello delle acque, dovuto alla costruzione di una centrale idroelettrica nelle vicinanze.

L’Atlantide Cinese è grande più o meno come 62 campi di football e conserva ben 265 archi di pietra ancora in ottime condizioni.

Attualmente giace ad una profondità di circa 30 metri, quindi raggiungibile anche da subacquei non espertissimi e rappresenta uno degli esempi meglio conservati della dinastia di Han.

Oggi sfruttata dal Governo del Zhejiang, per incrementare il turismo, la città sommersa è stata controllata attentamente da una squadra specializzata di sommozzatori, che hanno evidenziato, attraverso foto scattate, come gran parte degli edifici, delle strade e dei templi siano rimasti per lo più intatti.

L’Atlantide Cinese, ormai divenuta vero e proprio sito archeologico, rimasto nascosto sotto le acque del lago per quasi 53 anni, è stata abitata per oltre 1300 anni da 290 mila persone.

E’ attraversata da 6 strade principali, mentre i suoi 81 monti altro non sono che gli isolotti che spuntano dalla superficie del lago artificiale; definita anche la città dei leoni, nome derivante dal monte vicino al quale sorgeva il borgo, appunto Montagna dei 5 Leoni.

La ricerca dell’Atlantide Cinese è iniziata nel 2002 e sono stati impiegati alcuni anni per riuscire a trovarla, per opera di alcuni sommozzatori archeologi che l’hanno resa una meta turistica di grande attrazione.

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Sono diverse le agenzie di viaggio che organizzano immersioni per la visita della città sommersa ed il periodo migliore è sicuramente da aprile a novembre, quando la marea è più bassa ed il borgo si presenta ad una profondità massima di 25 metri.

Naturalmente è necessario essere comunque dei sommozzatori di livello avanzato, per ambire alla visita della Città dei Leoni e soprattutto abituati alle immersioni notturne e profonde. Uno dei canali per prenotare un’immersione e la visita di questo luogo misterioso e mitologico, con strade pavimentate, templi e case di indiscutibile impatto emotivo, è l’agenzia cinese Big Blue.

Alla scoperta della Porta dell’Inferno in Turkmenistan

Potrebbe sembrare un posto da brividi o magari il titolo di un film horror, eppure la Porta dell’Inferno esiste, è qualcosa che sicuramente vale la pena visitare, soprattutto per chi ama quei rari spettacoli soprannaturali.

Bisogna arrivare nel Deserto di Karakum, che si estende essenzialmente in Asia Centrale, precisamente in Turkemenistan, dove è situata una voragine artificiale, perché causata da un incidente occorso ben 43 anni fa, nel tentativo di trovare petrolio.

Sembra che la perforazione abbia fatto cedere il terreno ed aprire una via di fuga al gas naturale, incendiato poi volontariamente, onde evitare conseguenze disastrose per l’ambiente, sperando che la combustione cessasse nel giro di qualche giorno.

Ma così non è stato e da allora questo cratere brucia ininterrottamente, tanto che questo fenomeno ha fatto si che gli abitanti del luogo gli attribuissero l’appellativo di Porta dell’Inferno.

Esso si trova poco distante dal villaggio di Derweze, che, il caso ha voluto, in lingua turkmena vuol dire proprio “porta”.

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Poiché circa l’80% della superficie del Turkeimenistan è desertica, questo luogo si presenta come un ambiente ostile e non facile da visitare, a causa della sabbia rovente, dei depositi di sale, dell’enorme quantità di gas naturale e la mancanza di acqua potabile.

Allo stato attuale il cratere presenta un diametro di 60-70 metri ed una profondità di circa 20 metri ed è divenuto meta di migliaia e migliaia di turisti, attirati dalla curiosità di vedere da vicino il bagliore che nasce dal foro, visibile anche a distanza.

Chi è riuscito ad avvicinarsi senza timore, definisce il cratere come un forno aperto, uno spettacolo unico nel suo genere, capace di regalare suggestioni mozzafiato, particolarmente vivide al tramonto ed alle prime luci dell’alba.

Un fenomeno ormai praticamente definito soprannaturale, che rende la Porta dell’Inferno un’attrazione assolutamente da non perdere, seppur tanto lontana, perché circondata da scenari sorprendenti e bellissimi, che offrono ai viaggiatori amanti dell’avventura, tante altre numerose attrattive.

Per quanti fossero interessati a raggiungere il Turkeimenistan, è bene che sappiano che non esistono collegamenti da e per l’Italia, ma bisogna interpellare compagnie aeree come Lufthansa, che da Francoforte raggiunge Ashgabat.

C’è ancora la Turkish airline o la Turkmenistan, che consente di raggiungere la capitale passando per Mosca.

Vi sono, infine, diversi e noti tour operator, che offrono pacchetti all inclusive, per questo luogo pieno di curiosità e di storia.

Il Golfo di Cagliari e la Sella del Diavolo

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Tra le tante buone ragioni per visitare Cagliari e le sue prelibatezze naturalistiche, vi è un aspetto che probabilmente la maggior parte dei turisti che si reca in Sardegna non conosce profondamente: la storia della sua caratteristica Sella del Diavolo, il promontorio che sorge a sud di Cagliari, e che separa la nota spiaggia del Poetto e da quella, più piccola, di Calamosca.

Perchè si chiama così

La Sella del Diavolo deriva il suo nome da un’antichissima leggenda derivata dalla Bibbia, secondo cui i demoni, con a guida Lucifero, rimasero impressionati dalla bellezza del golfo di Cagliari e tentarono di impadronirsene con la forza. Per contrastarli, Dio mandò l’arcangelo Michele e le sue milizie.

Durante la dura battaglia per il possesso del golfo, Luciferò fu disarcionato dal cavallo e perse la sua sella. Caduta sulle acque, la sella si pietrificò e diede origine al promontorio che, tutt’oggi, rappresenta il simbolo di Cagliari. E’ per lo stesso motivo che il golfo di Cagliari si chiama, ancora adesso, golfo degli Angeli.

Come visitare la Sella del Diavolo

La Sella del Diavolo è in parte inaccessibile a causa della pericolosità di un suo costone (non ancora messo in sicurezza). È comunque possibile fruire di alcuni percorsi che consentono di arrampicarsi su alcune cime e, da lì, godere di una visione panoramica davvero impagabile.

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Per far ciò è sufficiente arrivare nella zona del Poetto attraverso il viale omonimo o mediante le linee dei bus CTM che partono dinanzi alla stazione di Piazza Matteotti. Essendo zona militare la parte Nord della Sella del Diavolo, l’accesso non potrà che avvenire dalla parte di Calamosca, mediante sentieri da percorrere unicamente a piedi.

Nonostante l’apparente complessità dei sentieri, il rischio di perdersi è minimo: la vegetazione è infatti piuttosto bassa, e i sentieri precedentemente tracciati da chi vi ha preceduto fungerà da opportuna guida.

Come anticipato, una volta saliti in cima godrete di un panorama senza eguali: riuscirete infatti a scorgere la “spiaggia dei Centomila” (chiamata così poichè, d’estate, si raggiungono le 100 mila presenze di bagnanti), da Marina Piccola (la parte iniziale del Poetto) fino a Capo Carbonara.

Isole Greche: visita a Cefalonia

mirtosL’isola di Cefalonia è una delle più note isole greche più note: prevalentemente montuosa e boscosa, è divisa in due parti dalla baia di Livadi. Per gli italiani, deve la sua notorietà a un episodio particolarmente drammatico, visto e considerato che tra il 15 e il 26 settembre 1943 fu sfondo dell’eccidio della Divisione Acqui dell’Esercito italiano da parte dei soldati tedeschi. Il tutto, una settimana dopo che fu firmato l’armistizio tra l’Italia e gli Alleati.

Patrimonio culturale di Cefalonia

Al di là degli aspetti di storia recente, Cefalonia può vantare un patrimonio culturale millenario: la leggenda la fa infatti discendere dal re Kephalos, i cui quattro figli avrebbero fondato le quattro antiche città dell’Isola, ognuna delle quali avente caratteristiche amministrative proprie.

Con il passare dei secoli l’Isola divenne una tappa fondamentale per i traffici commerciali, e la sua posizione privilegiata la fece passare di mano numerose volte, fin dall’epoca classica. Quindi, durante la Seconda Guerra Mondiale, l’isola fu occupata dall’Esercito italiano nella campagna di Grecia.

Tra gli eventi ancor più recenti che hanno colpito Cefalonia, un terremoto distrastroso nel 1953, e una tempesta di neve (nel 2006) che lasciò l’Isola senza corrente per tre giorni.

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Visitare Cefalonia

La bellezza storica e naturalistica di Cefalonia vale certamente il pregio di una visita approfondita. Arrivare nell’Isola è facile:

  • via aerea: è sufficiente fruire del piccolo (ma fornito) aeroporto internazionale situato nelle prossimità di Argostoli, il capoluogo. La compagnia aerea Olympic assicura almeno un collegamento quotidiano con Atene.
  • via mare: al porto di Sami (il principale dell’Isola) attraccano traghetti provenienti dalla Grecia e dall’Italia (Bari, Brindisi, Ancona – ma solo nel periodo estivo). Anche da Argostoli e Poros partono dei traghetti per e da Killini. Il porto di Fiskardo, nel nord dell’Isola, è invece collegato con l’isola Lefkada, a sua volta collegata da un ponte mobile alla terra ferma.
  • via terra: anche i collegamenti via terra sono abbastanza forniti. Tra i tanti, la rete di autobus con sede ad Argostoli, che assicurano il collegamento tra il capoluogo e le parti più remote dell’isola, e con la terra ferma (Patrasso, Atene).

Francia alternativa: alla scoperta di Amiens

amiens_cathedral_950pxLa Francia può essere una località che affascina e moltissimi turisti ogni anno, vogliono conoscere tutte le alternative uniche che vengono offerte dalla splendida Amiens. Stiamo parlando di una località francese davvero caratteristica, dove si trova la cattedrale più grande di Notre Dame.

Peccato che la cittadina non sia conosciuta dalla maggior parte dei turisti, visitare la Cattedrale di Amiens è una cosa da fare almeno una volta nella vita. Possiamo definirla un vero capolavoro di ingegneria che vi lascerà senza parole per le sue caratteristiche uniche e fantasiose.

La facciata di questo monumento è stata realizzata in pietra lavorata, dove sono state integrate anche delle sculture piuttosto “cattive” che decorano il suo ingresso. Una volta entrati, lasciatevi avvolgere dalla sua incantevole bellezza, con pitture antichissime che ne risaltano l’importanza.

Una volta terminato il giro della cattedrale, non perdetevi le specialità locali come i macaron d’Amiens, che delizieranno il palato delle persone più golose. Il posto perfetto per assaggiarne uno è sicuramente da Jean Trogneux, la popolare pasticceria artigianale che viene mandata avanti dalla stessa famiglia da ben cinque generazioni.

Questo tipico dolce conosciuto in tutto il mondo, viene creato secondo la ricetta originale che prevede l’integrazione di miele, mandorle, zucchero e bianchi d’uovo. Le popolari tortine colorate sono buonissime se accompagnate da una tazza di chocolat chaud.

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La cittadina di Amiens si trova a 130 km da Parigi, posizionata in un punto strategico visto che si trova a metà strada tra Parigi e il Belgio. Le bellezze artistiche vengono segnalate da un itinerario con cartelli, dove potrete ammirare i vicoli e i canali del centro storico, il Beffroi, il Crique Municipal, La Maison de Jules Verne, la Tour Perret e i quartieri Saint Leu e Maurice.

Nei dintorni la località più caratteristica da non perdere è Beauvais, dove si trova la Cattedrale di St. Pierre con il popolare Orologio Astronomico.