Visita notturna alla Cascata delle Marmore

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La Cascata delle Marmore è una delle cascate più note e importanti d’Italia e d’Europa: un vero e proprio monumento naturale, visitabile tutti i giorni, di mattina, di pomeriggio e di sera. Cerchiamo di quindi di comprendere come programmare il proprio viaggio alla Cascata delle Marmore e, soprattutto, in che modo poter fruire di una irresistibile visita notturna.

Orari

L’apertura dell’area della Cascata delle Marmore è fissata alle ore 10, con la chiusura predeterminata alle 19. Gli orari sono più estesi il sabato e la domenica, con apertura alle ore 9 e chiusura alle ore 22.

Diversi sono invece gli orari del rilascio dell’acqua: nei giorni feriali il rilascio è programmato dalle ore 12 alle ore 13 e dalle ore 16 alle ore 17, mentre nei giorni feriali l’orario è dalle ore 10 alle ore 13, e dalle ore 15 alle ore 22.

Visita notturna

Le visite notturne alla Cascata delle Marmore sono pianificate periodicamente, ed oggetto di revisione. Per quanto concerne il mese di maggio, ad esempio, le visite notturne potranno riguardare tutte le principali aree del Parco del Belvedere inferiore della Cascata delle Marmore, accompagnati da una guida specializzata che condurrà i gruppi lungo i sentieri 2 e 3, tra le gole e le rapide del fiume Nera, o fino a ridotto del salto, dove il rumore delle acque diventa più fragoroso.cascate delle marmore noturne

La visita notturna è consigliata per tutti coloro i quali desiderano godere dello straordinario fascino della Cascata. Solamente una visita notturna potrà infatti permettere il miglior godimento dei rumori del bosco e delle acque, lontano dal grande flusso turistico e vicino, vicinissimo, al meglio che la natura del Parco può offrire.

La visita notturna ha una durata di circa un’ora, e prevede un equipaggiamento fornito dall’organizzazione (caschetti e frontalini luminosi). Viene comunque raccomandato l’uso di abbigliamento adeguato e scarpe comode (da ginnastica o da trekking).

Prezzo

Il prezzo della visita notturna guidata alla Cascata delle Marmore è pari a 6 euro, oltre al prezzo del biglietto di ingresso del parco. La visita coinvolge un numero di circa 20 persone, e inizia alle ore 20.10, dove i partecipanti si ritroveranno nella biglietteria del Belvedere inferiore.

Bandiere Blu, ecco dove sono le spiagge italiane d’eccellenza

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La 28esima edizione delle Bandiere Blu si conclude con l’assegnazione di 269 riconoscimenti per altrettante spiagge italiane: riconoscimenti attribuiti ancora una volta in misura record in Liguria, con la regione settentrionale che guida anche nel 2014 la classifica delle regioni con il più elevato numero di località di riviera premiate con la Bandiera Blu.

Alle spalle della Lilguria troviamo la Toscana e le Marche, con 18 e 17 comuni premiati mentre, più staccati, troviamo la Campania con 13 Bandiere Blu e la Puglia, con 10 Bandiere Blu. A 10 riconoscimenti troviamo anche l’Abruzzo: la regione perde 4 Bandiere Blu a principale causa dell’alluvione dello scorso inverno, garantendosi comunque un buon posizionamento all’interno della mappa della Foundation for Enviromental Education.

Scorrendo ancora la classifica, troviamo le nove Bandiere Blu dell’Emilia Romagna e, a seguire, le sette Bandiere Blu del Veneto e del Lazio (che accresce la propria platea di spiagge premiate con Gaeta e Latina).

A deludere fortemente è la Sardegna: la regione che è conosciuta proprio per le sue spiagge e le acque cristalline perde la bandiera di Castelsardo, conservando solo sei riconoscimenti. Una ragione per la debacle sarda, tuttavia, sembra esserci: è molto probabile che nella regione molti dei comuni che avrebbero anche sostanziale diritto al riconoscimento non abbiano nemmeno inoltrato la propria candidatura per l’assegnazione.

Se la motivazione di cui sopra viene imputata come determinante fondamentale, si può spiegare anche le sole quattro Bandiere Blu della Calabria. Chiudono la classifica le tre bandiere per il Molise, le due per il Friuli Venezia Giulia e una per la Basilicata.

Soddisfatto Claudio Mazza, presidente della Fee Italia, secondo cui sarebbe con lietezza “che vediamo anche per il 2014 un incremento di Bandiere Blu, ben 140 comuni, a significare, nonostante la situazione economica, la priorità di scelte sostenibili di tante località turistiche; l’attenzione all’ambiente in ogni sua declinazione è l’elemento di partenza per sviluppare una destinazione turistica”.

Visita a Castel Sant’Angelo

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Castel Sant’Angelo è uno dei monumenti archeologici più interessanti di Roma. Con un passato ricco e dinamico (è stato fortezza, prigione, residenza pontificia, sede di musei, ecc.), è uno dei monumenti più conosciuti al mondo della millenaria storia di Roma.

La nascita del Castel Sant’Angelo

La nascita del Castel Sant’Angelo è fatta risalire tra il 123 e il 139 c.d. per volontà dell’imperatore Publio Elio Traiano Adriano, in qualità di Mole Adriana. Dopo aver svolto funzioni funerarie per circa un secolo, intorno al 270 d.c. fu riadattato ad avamposto militare, e incluso all’interno del sistema difensivo di Roma: la sua vicinanza con il fiume ne permetteva infatti il godimento di un elevato valore aggiunto per i fini che gli vennero attribuiti a partire dal II e dal III secolo.

Il nome di Castel Sant’Angelo

Il nome di Castel Sant’Angelo è stato assegnato al monumento solamente intorno alla fine del 500 d.c., quando la leggenda vuole che l’Arcangelo Michele apparve a Papa Gregorio Magno sulla sommità della Mole, annunciando la conclusione della peste.

Castel Sant’Angelo come residenza papale

Il Castel Sant’Angelo fu ricondotto all’interno del controllo del Papato intorno ai primi secoli del nuovo millennio. Solamente a metà del Quattrocento fu tuttavia trasformato in vera e propria residenza papale, oltre che sede dell’Erario e dell’Archivio Segreto.  In occasione del celebre Sacco di Roma del 1527, le stanze ospitarono un Papa Clemente VII in fuga dai palazzi vaticani attraverso il noto Passetto di Borgo, un lungo corridoio che collega il bastione San Marco con il Palazzo Apostolico.

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Il Museo

Oggi Castel Sant’Angelo è sede di un rinomato museo all’interno del quale è possibile ammirare alcuni straordinari capolavori. L’elenco delle opere d’arte in esso contenute è enorme, e tra sculture, quadri ed altre opere visive è ben difficile cercare di effettuare un elenco compiuto delle prelibatezze artistiche dell’edificio.

Ad ogni modo, tra le principali opere ricordiamo:

  • Busti di Adriano e Antonino Pio
  • Campana della Misericordia
  • Cavalier d’Arpino – Ritratto di Prospero Farinacci
  • Cornici e capitello corinzieggiante
  • Carlo Crivelli – Cristo benedicente – Sant’Onofrio
  • Decorazione a grottesche
  • Dosso Dossi – Il Bagno
  • Festino degli Dei – Copia da Giovanni Bellini
  • Frammenti di statue
  • Antonio Gionima – Il Cardinale Gozzadini riceve Giacomo III Stuart
  • Luca Longhi – Giovane donna con unicorno
  • Lorenzo Lotto – San Girolamo
  • Raffaello da Montelupo – San Michele Arcangelo
  • Ritratto dell’imperatore Adriano
  • Ritratto virile su un busto togato
  • Luca Signorelli – Madonna col Bambino e santi
  • Stendardo dei bombardieri di Castel di Sant’Angelo
  • Pellegrino Tibaldi – L’arcangelo Michele rinfodera la spada
  • Perin del Vaga – Alessandro fa riporre in uno scrigno le opere di Omero
  • Perin del Vaga – Psiche scopre Amore e Amore fugge
  • Perin del Vaga – Il Ritorno di Perseo, l’origine del corallo, il banchetto nuziale di Perseo e Andromeda
  • Peter Anton Verschaffelt – San Michele Arcangelo
  • Ambrogio Zavattari e bottega – Madonna col Bambino e santi

Torino, una città magica tutta da scoprire

Monumento al traforo del Frejus Piazza StatutoTorino è tradizionalmente considerata come la città italiana più rappresentativa del “mondo dell’occulto“. Le sue piazze e le sue vie trascinano dietro di sè numerosi eventi esoterici, e non mancano – in proposito – leggendo che attribuiscono al capoluogo piemontese delle “forze soprannaturali” e dei fenomeni apparentemente inspiegabili. Ma quali sono i luoghi del mistero di Torino?

Una tour nell’oscuro torinese non può che partire dalla Piazza Statuto, vero e proprio fulcro del mistero piemontese. Si narra che la Piazza fosse sorta sopra una necropoli romana, divenendo quindi un luogo “rappresentativo” dei morti del passato.

Per centinaia di anni, nella Piazza Statuto venivano eseguite delle esecuzioni capitali: ne consegue che la piazza in questione è una vera e propria miniera di esoterismo per tutti coloro i quali ricercano la parte più “oscura” dei fenomeni di questa tipologia.

Di contro, se la Piazza Statuto ha la nomea di centro “nero” della città, non mancano nemmeno i centri “bianchi”. Basti considerare alla Fontana del Tritone, situata nei Giardini Reali a Piazza Castello o, naturalmente, al Duomo, dove è custodita quella che dovrebbe essere la Sacra Sindone. Altro centro bianco, per tutti gli appassionati di fenomeni esoterici, è anche la Chiesa della Gran Madre, le cui statue – si sostiene – fornirebbero indizi per individuare il Santo Graal (che ovviamente si troverebbe proprio a Torino, e la cui sinergia con la Sacra Sindone fornirebbe utili spunti per poter proteggere la città.

Come se non bastasse, al di sotto della superficie terrestre di Torino si trova un fitto gruppo di gallerie sotterranee (in parte naturali, in parte artificiali) che fin dalle antichità hanno ospitato riti magici di varia natura, procedimenti segreti e mille misteri, ancora tutti da scoprire.

Se invece non amate i sotterranei ma volete concentrarvi solamente su ciò che emerge dalla superficie, sappiate che la leggenda vuole che gli edifici più alti della città, come la Mole Antonelliana, o gli obelischi, altro non sarebbero che strumenti utili per poter proteggere la città da complesse e misteriose correnti maligne…

Bellagio, relax e natura sul lago di Como

Bellagio, sul Lago di Como

Bellagio è una località sul lago di Como, posizionata su uno dei vertici del triangolo ideale Lariano (Lario è un altro nome per identificare il lago di Como) – gli altri due vertici sono Como (a ovest) e Lecco (a est). Poco meno di quattro mila abitanti che, nella stagione estiva, tra maggio e ottobre, triplicano.

Per arrivare a Bellagio è praticamente indispensabile l’auto, soprattutto nel caso in cui si vogliano visitare i dintorni della cittadina: da Milano, in poco più di un’ora, attraverso la statale 36 e la 583, la Lariana, (attenzione se soffrite di mal d’auto!), si raggiunge Bellagio. In alternativa, è possibile raggiungere la località con i mezzi pubblici: si può prendere il treno dalla stazione di Milano Cadorna (Ferrovie Trenord) e poi scendere a Como Nord Lago. Da qui, si può prendere il battello o l’aliscafo in direzione Colico. In questo caso, naturalmente, i tempi di percorrenza si allungano un po’, da circa 2 ore a poco meno di 3 ore complessive, a seconda del mezzo di navigazione scelto.

Il borgo di Bellagio

Il borgo è davvero delizioso. Per arrivarci si può percorrere – in auto o a piedi – la salita che dal porto di Bellagio conduce in cima, dove si trovano il comune e la biblioteca comunale. Il centro è naturalmente pieno di negozietti di prodotti tipici e ottime gelaterie. Percorrendo via Garibaldi (divertitevi a salire e scendere le scale delle diverse salite, perpendicolari alla strada principale: gli scorci sono stupendi) e proseguendo per via Vitali, si arriva al famoso belvedere di Bellagio, dove si trova anche uno dei ristoranti più noti, La punta, con una vista davvero mozzafiato.

Tornando indietro, poco dopo la Salita Maraffio, si trova – nella piazzetta della Chiesa – la Basilica di San Giacomo, la Chiesa principale di Bellagio, costruita tra il XI e il XII secolo. Pregevole l’ambone con i simboli degli E

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vangelisti e il Battistero, con un bellissimo mosaico della scuola veneziana. Il campanile originariamente era una delle torri del sistema difensivo del borgo, ed è stato, in seguito, inglobato nella Chiesa, diventando campanile. Ripercorrendo via Garibaldi al contrario, di fianco al municipio vale la pena di visitare la Chiesa di San Giorgio, edificata nello stesso periodo della Basilica, tra il 1080 e il 1120. Originariamente l’altare era rivolto dalla parte opposta, fu poi spostato l’ingresso in modo da affacciarsi sulla strada.

Continua…

Escursioni a Ortisei, perla della Val Gardena

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Ortisei è certamente uno dei simboli della Val Gardena, ottimo punto di destinazione se si desidera poter efficacemente programmare una propria vacanza in montagna. Comune principale della valle, la cittadina è situata a oltre 1.200 metri sopra il livello del mare, incastonata nella vallata del Rio Gardena tra il Col Rasciesa e il pendio dell’Alpe di Siusi.

Arrivati a Ortisei, non farete certamente fatica a innamorarvi del fenomenale contesto alpino nel quale è immersa la città. Le Dolomiti possono contraddistinguere in maniera univoca questo luogo straordinario, con le montagne (nominate patrimonio culturale mondiale dell’Unesco) che faranno da ideale sfondo alle bellezze cittadine.

Escursioni a Ortisei

Premesso quanto sopra, non possiamo che segnalare come alcune delle attrattive principali di Ortosei siano rappresentate dalle tante possibilità legate alle escursioni da effettuarsi su tracciati vecchie e nuovi, da soli o in compagnia. Tracciati che in parte sono destinati ai principianti, e che potranno essere percorsi con serenità anche con i propri familiari.

In proposito, è ben difficile cercare di riassumere tutte le opportunità di gita dentro o fuori dalle mura di Ortisei. Una delle escursioni più caratteristiche è una passeggiata effettuata lungo il vecchio tracciato della ferrovia, partendo dalla chiesta parrocchiale fino al Caffè Stua Zirm e, di qui, verso Santa Cristina. Chi invece vuole regalarsi una passeggiata di circa un’ora, può farlo partendo da Oltretorrente verso Roncadizza, seguendo il margine del bosco. Tra i sentieri più antichi spicca invece quello Troj Pajan, che collega la stazione intermedia della Seceda e la forestale della Rasciesa.

Sciare a Ortisei

ortisei-turistaoggi.itSe invece delle escursioni preferite dedicarvi allo sci, l’imbarazzo della scelta vi si presenterà ben presto: Ortisei, con l’Alpe di Siusi e il Seceda, offre infatti due comprensori sciistici molto rinomati, che appartengono al circuito Dolomiti Superski. Dei due, quello minore (ma non per questo in grado di non offrire sfide impegnative agli amanti dello sci) è quello di Seceda. Il maggiore – e più adatto alle famiglie con bambini – è invece quello dell’Alpe di Siusi, dove è presente anche un parco divertimenti e una serie di piste di fondo.

Presenti infine alcune piste per esercitarsi, adatte a principianti e bambini.

Viaggio nell’enogastronomia di Asti

Se volete trascorrere un fine settimana particolarmente appagante sotto il profilo enogastronomico, Asti potrà certamente rappresentare una soddisfazione garantita per i palati più esigenti e per tutti coloro che desiderano sperimentare le prelibatezze culinarie del Piemonte.

 

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Per quanto riguarda ad esempio i vini, le colline astigiane sono tra le più note d’Italia in termini di produttività enologiche. Il maggior vitigno è quello del Moscato Bianco o del Moscato di Canelli, da cui si ottiene un ottimo spumante e degli straordinari passiti. Gli amanti della Malvasia potranno invece abbracciare le produzioni di quella di Casorzo e di Castelnuovo Don Bosco. Da non sottovalutare è inoltre il vitigno di Brachetto, e le produzioni enologiche della zona di Acqui Terme. Se – come noi – amate i rossi, la produzione più celebre e diffusa è quella della Barbera. Ottimi sono anche i livelli qualitativi del Dolcetto o del Ruché, del Grignolino e della Freisa. Sul fronte dei bianchi, prevalente è la produzione del Cortese.

 

Terminata la panoramica sui vini, perchè non abbinare un buon formaggio? Le aree di Asti sono sinonimo della robiola (qcome quella di Roccaverano o di Cocconato), formaggio fresco particolarmente prelibato. Complessivamente, la zona di Asti può garantire degli ottimi piatti a prevalente base di carne (manzo, asino, lepre, maiale). In abbinamento, è possibile fruire delle prelibatissime trifule, i tartufi locali.

 

Infine, un cenno di particolare merito è riconducibile a uno dei sinonimi di eccellenza della cucina piemontese semplice e genuina: la bagna cauda (salsa calda). Si tratta di una specialità gastronomica realizzato prevalentemente in autunno e in inverno, e che si basa su “fondamenta” di aglio, olio extra vergine di oliva, acciughe dissalate, il tutto ridotto a salsa attraverso cottura. In tale salsa generalmente si intingono delle verdure di stagione (meglio se colte nelle campagne e nei territori del luogo), come peperoni crudi, foglie di cavolo, cipolle cotte, patate a vapore, rapanelli, rape, cardi e tanto altro ancora.

 

Considerato che abbiamo aperto questo approfondimento parlando di vini… perchè non accompagnare la bagna cauda con un bel vino rosso, come il già ricordato Barbera?

Napoli, alla scoperta del maschio angioino

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Tra i più affascinanti simboli di Napoli, il Maschio Angioino è un castello di grandissima attrattività per tutti i turisti che si recano nella città partenopea, e vero e proprio punto di riferimento fondamentale per coloro i quali non vogliono perdere la visione di uno dei massimi termini di visibilità turistica dell’area campana. Ma cosa è il Maschio Angioino? E da cosa deriva il suo nome?

 Andando con ordine nell’esposizione di questo meraviglioso monumento architettonico, ricordiamo come la sua costruzione viene fatta risalire intorno all’ultima parte del ‘200 per opera di Carlo I d’Angiò (dalla cui famiglia il castello prese il nome), che intorno al 1266 trasferì da Palermo a Napoli la capitale del proprio regno. I lavori per l’edificazione del castello iniziarono poi nel 1279 e terminarono solo tre anni dopo: per assistere al suo primo inquilino occorre tuttavia attendere il 1285, quando nella nuova residenza si trasferì il successore di Carlo I, Carlo II lo Zoppo.

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Da tale momento in poi, il castello fu teatro di ristrutturazioni, ampliamenti, feste, omicidi, congiure, saccheggi e tanto altro. Nel 1734 il castello fu sistemato da Carlo di Borbone (Carlo III di Spagna) e, quasi un secolo dopo, da Ferdinando I delle Due Sicilie. Oggi il Maschio Angioino appare radicalmente mutato rispetto ai piani originali, ma il suo fascino non teme alcun confronto, divenendo uno degli elementi architettonici ai quali i napoletani sono più affezionati.

Per quanto concerne il suo patrimonio artistico, si tenga conto come all’interno del Maschio Angioino si trova un Museo inaugurato negli anni ’90: nelle vaste sale sono presenti affreschi, dipinti e sculture. Altre sale dello stesso castello vengono invece destinate a mostre e iniziative culturali che, per il momento, non hanno il carattere della continuità.

Presente nel Maschio Angioino anche un importante patrimonio bibliografico: tra il II e il III piano è infatti situata la Biblioteca della Società napoletana di storia patria, con documenti, pergamene, libri e icone di inestimabile valore. La biblioteca è tutt’oggi di proprietà e gestione privata, e conserva il primo libro stampato in Italia (il De civitate Dei di Sant’Agostino).